MONTE SANT’ANGELO: LA “MATERA” DEL GARGANO

In principio fu il bianco, quello accecante e mistico dell’apparizione dell’Arcangelo Michele. Nei secoli, quello stesso colore si è trasformato in memoria e presenza di quel passato, in semplice vissuto e normale quotidianità. Un destino, quello toccato in sorte alla cittadina garganica di Monte Sant’Angelo, così simile a quello della città di Matera, nascosto in quel fitto groviglio di piccole case bianche, in cui ancora oggi aleggiano i tratti di un passato caratterizzato essenzialmente da religiosità e buone pratiche contadine. 


Il Santuario di San Michele Arcangelo 

Monte Sant’Angelo

Siamo in Puglia, nel cuore del Parco Nazionale del Gargano, lo sperone d’Italia. A 837 metri sul livello del mare, sorge Monte Sant’Angelo, la città garganica nota in tutto il mondo per il suo famoso Santuario di San Michele Arcangelo, sito Unesco dal 2011. Ma Monte Sant’Angelo è anche di più: un luogo in cui fede e spiritualità si accompagnano a tradizioni, storia, arte, bellezze paesaggistiche, folclore e tipicità enogastronomiche. 



Bianco, dipinto di Bianco

In principio fu il bianco, quello accecante e mistico legato all’apparizione dell’Arcangelo Michele. Oggi, quello stesso colore, presso la cittadina garganica di Monte Sant’Angelo, si è trasformato in memoria e presenza di quel passato, in semplice vissuto e normale quotidianità.

Un colore, il bianco di Monte Sant’Angelo, divenuto nel tempo quasi invisibile agli occhi degli stessi abitanti, perché ovunque, assoluto, su cui persino le ombre faticano a prendere corpo.

La città è oggi un monocromo inondato di luce, sulla quale, in passato si è scritta la propria presenza al cospetto del Santo, incidendo bianco su bianco, il palmo della mano pellegrina sulle pareti del Santuario, o ancora, come hanno fatto per secoli i Sammichelari, gli instancabili scalpellini devoti a San Michele, intenti ad incidere sino all’infinito l’immagine Sacra dell’Arcangelo su quel bianco quasi impalpabile della pietra garganica.

Più che un normale colore, il bianco dev’essere per questa gente un sentimento profondo, intimo, tanto che è davvero difficile trovare in questa meravigliosa cittadina garganica, sicuramente una tra le più belle di tutta la Puglia, una qualsiasi altra traccia di colore.



Il Santuario di San Michele Arcangelo

Terribilis est locus iste / Hic domus dei est / et porta coeli

(Impressionante è questo luogo. Qui è la casa di Dio e la porta del cielo).

Sono queste le solenni parole incise nella pietra, che all’arrivo accolgono il pellegrino sul sagrato del Santuario di San Michele Arcangelo. 


Il Santuario di San Michele Arcangelo

Tutto ebbe inizio 1500 anni fa, quando tre successive apparizioni dell’Arcangelo Michele sul Monte Gargano, spinsero i fedeli ad erigere un Santuario in suo onore. Meta di pellegrinaggi ininterrotti, la Celeste Basilica accoglie ogni anno migliaia di persone provenienti da tutto il mondo, alla ricerca di un profondo conforto spirituale.
Il Santuario, costituito da una grotta naturale e da un complesso di costruzioni sovrapposte in epoche e periodi successivi, ha una tale importanza storico-architettonica che nel 2011 è entrato a pieno titolo nella lista dei Beni Patrimonio dell’Umanità tutelati dall’Unesco, come parte del sito seriale: “I Longobardi in Italia, i luoghi del potere, 568-774 d.C.”.
La prestigiosa rivista americana National Geographic, inoltre, nel 2014 ha inserito la Sacra Grotta dell’Arcangelo Michele tra le dieci Grotte Sacre più belle al mondo, l’unica italiana presente in questa speciale classifica.
Il Santuario ha una struttura a due livelli. Al livello superiore, una torre di 27 metri si protende verso il cielo, attorno alla quale si stringe tutta la città. 



E’ un campanile ottagonale, la “Torre Angioina”, costruita sulla pianta di Castel del Monte di Andria. Superato il portale d’ingresso, gli 86 gradini della scalinata scendono alla cosiddetta “Porta del Toro”. Lungo il percorso, le tracce e i segni dei pellegrini sono ancora visibili, incisi sulla pietra.



Attraversate le porte di bronzo, fuse a Costantinopoli, si accede alla navata angioina. Al centro della Basilica si apre l’imponente e ascetica Grotta di San Michele Arcangelo, una vera e propria caverna dalla volta rocciosa, che ospita l’altare maggiore e la statua del Santo realizzata in marmo di Carrara. Una volta varcato l’ingresso che conduce a questa grotta, tutti i pellegrini possono espiare i propri peccati terreni, ricevendo, attraverso il semplice passaggio tra le porte, l’indulgenza plenaria concessa dal Santuario.

Nel medioevo, questo luogo faceva parte dell’itinerario di redenzione spirituale noto come “Homo, Angelus, Deus”; un percorso che prevedeva la visita alle tombe dei Santi Pietro e Paolo a Roma e a San Giacomo di Compostella in Spagna (Homo), all’Angelo della Sacra Spelonga di Monte Sant’Angelo (Angelus) e in fine ai luoghi della Terra Santa (Deus). 



Il medievale Rione “Junno”

“un giorno un’idea, che conteneva in sé altre forme, da una proda bizantina prese il volo e, chiamatasi San michele Arcangelo, venne a posarsi su questo monte. Gli sono venute dietro tutte quelle case bianche che vedete che si arrampicano l’una dietro l’altra…

Giuseppe Ungaretti



Una schiera di case bianche dal tetto spiovente e porte centinate. Tra i vicoli candidi, in cui riecheggia l’eco di un tempo lontano, si apre il suggestivo Rione Junno.
Il nome deriverebbe da Re Pilunno, che gli abitanti adoravano tanto da costruire un tempio pagano in suo onore, divenuto poi l’oratorio dedicato a San Salvatore. 



Uno spettacolo per gli occhi, un’emozione per il cuore, questo centro storico è il primitivo nucleo urbano della città. Nacque con il diffondersi del culto micaelico, quando i pastori sostituirono le grotte con abitazioni unifamiliari a un unico piano, imbiancate a calce, con porte centinate, allineate a schiera su diversi livelli lungo i vicoli e le rampe di scale. Questo angolo di città conserva tutto il fascino del rione medievale, che rivive ancora nelle voci delle persone che lo abitano e nell’operosità delle donne che preparano la pasta fatta a mano, davanti alla loro porta di casa. 



Il Pane di Monte Sant’Angelo

Il Pane, eccellenza e vanto della città, è il simbolo della cultura contadina di Monte Sant’Angelo. Mollica bianca e morbida, protetta da una sottile crosta dorata. Ingredienti geniuni, profumo intenso ed una forma rotonda e generosa, queste le caratteristiche che rendono il pane un prodotto unico e autentico della tradizione gastronomica della città. 



La lunga e lenta lavorazione, tramandata di generazione in generazione, ci consegna oggi un prodotto la cui fama va oltre i confini territoriali. Simbolo indiscusso dell’alimentazione locale, il pane è anche la base di alcuni dei principali piatti tipici della città, come il Pancotto, un piatto “pastorale”, composto sopratutto da pane, patate e verdure selvatiche.


Pancotto con olive ed alloro
Pancotto di verdure miste con baccalà
Pancotto di verdure miste su crema di fave e “Muschiska” di capra garganica
Pancotto con patate, lattuga d’orto e funghi cardoncelli

Altre eccellenze del territorio sono l’olio extravergine di oliva, le Ostie Piene (delle grandi ostie ripiene di mandorle tostate ricoperte di miele), o ancora, il Caciocavallo Podolico, prodotto in pochissime quantità e soltanto in un particolare periodo dell’anno. Questo caciocavallo, si ricava dal latte delle mucche Podoliche, appunto, una razza bovina rara e confinata in poche aree del meridione, tra le quali, il Gargano.



Il mare del Golfo di Manfredonia visto da Monte Sant’Angelo

Noi del B&B La Casa Pugliese, consigliamo a tutti i nostri ospiti una visita in questa città. 






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